Chiaccherata con Brovarone

BERNARDO BROVARONE

Piccola premessa. Il 3 maggio scorso presi il treno per Roma, destinazione Stadio Olimpico, dove la sera si sarebbe giocata la finale di Coppa Italia tra la “mia” Fiorentina e il Napoli. Appena seduto al mio posto vedo arrivare, lungo il corridoio, Bernardo Brovarone, tifosissimo della Fiorentina,  intermediario ed esperto di mercato, nonché opinionista in varie radio quali Radioblu, Radio Kiss Kiss, Radio Sportiva e radio CRC Napoli. Il caso ha voluto che il suo posto fosse esattamente accanto al mio e cosi, dopo essermi presentato, ho passato buona parte del viaggio verso Roma a parlare con lui… ovviamente di calcio. Confesso di essere sempre stato un suo grande estimatore, ascoltandolo sempre in radio. Di lui mi è sempre piaciuto quel modo di parlare diretto e passionale, mai banale. Lo seguivo già su Facebook dove la sua pagina (seguitissima) è un vero e proprio “Bar dello Sport virtuale” dove i dibattiti, le discussioni, le riflessioni, sono all’ordine del giorno. E proprio su Facebook l’ho contattato per sapere, se fosse possibile organizzare un intervista per I am Calcio, per parlare di varie tematiche attuali. “Quando vuoi!” La sua risposta. Ieri così ci siamo sentiti e questo è quello che è venuto fuori…

 

Bernardo, essendo tu un esperto e intermediario di mercato, come giudichi le dinamiche che guidano oggi il calciomercato rispetto al passato?

E’ cambiato tanto. Lo snodo cruciale di tutto è stato la legge Bosmann che ha dato forza enorme ai giocatori. E’ stato un cambio epocale nelle trattative tra le società e i propri tesserati. Prima i contratti dei giocatori erano brevi perché comunque, una volta a scadenza, rimanevano delle società. Oggi invece si tende a fare contratti sempre più lunghi, come forma di tutela perché altrimenti, ogni calciatore è libero di firmare con un'altra squadra. E poi sono arrivati i procuratori a stravolgere ulteriormente il tutto, portando il mercato ad allargarsi in maniera esponenziale.

C’è spazio, per te, oggi per i valori della bandiera?

Non so se si è perso il valore della bandiera, ma si è perso il concetto di valori.

Nei giorni scorsi si sono festeggiati i 70 anni di Gigi Riva e gli 80 di Kurt Hamrin. Cosa pensi a proposito del raffronto trai i campioni di ieri e quelli di oggi?

E’ difficile fare un raffronto perché è cambiato tanto. Oggi i giocatori sono macchine da guerra. Fanno 3 partite la settimana, vanno a 200 all’ora. Hanno una vita diversa: la tecnologia, gli sponsor,… I “vecchi” si divertivano a giocare a carte. Erano più semplici in tutto. Oggi tutto è stravolto.

Recentemente avevo scritto un articolo dove, forse un po’ esagerando, dicevo che i valori veri del calcio erano più facili da ritrovare in campionati minori, quali la terza categoria, rispetto che alla blasonata serie A. Per te è una riflessione eccessiva?

E’ una considerazione che ci può stare. Nei campionato minori forse si ritrovano maggiormente i valori e anche il gioco del vecchio calcio. Mi riferisco soprattutto al piano tattico: oggi i ritmi sono esagerati e le squadre giocano in 20 metri. Nelle serie minori si è più vicini al passato. Poi c’è da dire che nei campionati di categoria non ci sono stati gli scandali che hanno falsato il calcio della serie A. mi riferisco a Calciopoli e al problema Doping. In questo forse si è mantenuto un legame più stretto con il calcio del passato.

E per cercare di ritrovare i valori perduti, cosa si potrebbe fare a livello educativo?

E’ difficile dirlo. In molti aspetti della società si vorrebbe tornare al passato e anche il calcio è specchio di questo. Il problema è de dovrebbero essere le istituzioni le prime a muoversi concretamente per migliorare il sistema.

Ci potrebbe essere, paradossalmente, un legame tra calcio e scuola?

Anche qui il problema è il solito. Ma secondo te la scuola ha i soliti valori del passato? Anch’essa risente del cambiamento. Gli stessi genitori, che dovrebbero educare i figli, alle partite giovanili hanno, spesso, comportamenti imbarazzanti. I vertici istituzionali dovrebbero dare segnali in tal senso.

A tale proposito mi viene in mente il ritiro dal campo di una formazione giovanile allenata da Birindelli, dopo le intemperanze in tribuna. In quell’occasione, invece di elogiare il gesto, la sua squadra ha perso 3 a 0 a tavolino e ha subito una penalizzazione.

Appunto. Da qui si vede come tutto vada al rovescio.

Ok, dato che sembra che il nostro calcio italiano stia sempre più precipitando verso il basso, chiudo la nostra chiacchierata chiedendoti questo: se tu potessi chiudere gli occhi e risvegliarti in un altro Paese, tifoso di un’altra squadra, dove ti piacerebbe essere? Alla Bombonera del Boca? Al Wesstfalenstadion di Dortmund o all’Hanfield di Liverpool?

Ma tutta la vita in Argentina! Anche se simpatizzo più per il River rispetto al Boca. Bombonera o Monumental è uguale. In Argentina è un mondo diverso. E’ vero che sotto molti aspetti sono molto meno evoluti rispetto al calcio europeo. Non ci sono tornelli, non ci sono gli stewarts. Alle partite si ammazzano. C’è l’esercito. Però negli occhi della gente c’è la musica, c’è la gioia. Viviono il calcio con una passione genuina.

 

Ed è con la genuinità di queste parole che credo opportuno chiudere questa intervista.

Gabriele Criachi

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